Un documentario girato a Stromboli sul rapporto tra chi abita l'isola e il vulcano che la abita a sua volta. Ho lavorato come operatore di ripresa in terra e sott'acqua, tra multicamera, time lapse e immersioni in scafandro.
- RIPRESE SU UN VULCANO ATTIVO
- OPERATORE SUBACQUEO IN SCAFANDRO
- MULTICAMERA E TIME LAPSE IN PARALLELO
Il progetto
Iddu è il nome con cui gli abitanti di Stromboli chiamano il vulcano, come si chiama una persona di famiglia. Il documentario parte da lì per raccontare un legame fatto insieme di accettazione e precarietà: si vive accanto a una minaccia che non si può controllare, e in cambio quella stessa terra restituisce doni, fertilità, identità. Il film sta addosso agli abitanti e al loro rapporto affettivo con l'isola, più che al fenomeno geologico. Nasce come produzione personale del regista Pietro Medri, realizzata come progetto di laurea in NABA.
Come ho lavorato
Sono entrato nel progetto come operatore di ripresa, in terra e in immersione. La sfida operativa è stata gestire in parallelo corpi macchina e ottiche molto diversi su un terreno che non perdona: il vulcano e l'isola imponevano di decidere in fretta cosa portare in quota e cosa lasciare a valle. La camera principale che ho seguito è stata una Sigma fp con ottiche manuali Arles Prime, affiancata da diverse Sony piazzate come punti camera fissi e per i time lapse. Tenere coerenti resa e temperatura tra sorgenti così diverse è stato il lavoro invisibile di tutte le giornate. Per la parte subacquea mi sono immerso con una Sony A7S III e un 12-24 G Master dentro uno scafandro EasyDive Leo 3. Sott'acqua non si correggono gli errori: si prepara tutto prima, si scende con un piano preciso e si torna su con quello che si è preso.
Output
Documentario proiettato in NABA nella sua prima versione. Il montaggio è in revisione in vista della circuitazione nei festival.
Galleria — Iddu











